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Israele libera 198 detenuti palestinesi per rafforzare Abu Mazen

Israele ha liberato lunedì mattina 198 detenuti palestinesi. Nella prima mattinata sono stati identificati nel campo militare di Ofer (Cisgiordania) e fatti salire su autobus diretti verso la città palestinese di Ramallah. Lo ha riferito la radio militare. A Ramallah gli ex detenuti sono attesi dal presidente dell’ Anp Abu Mazen, che li riceverà nei suoi uffici della Muqata. Il provvedimento, che avviene a poche ore dall’inizio di una nuova spola diplomatica fra Gerusalemme e Ramallah del Segretario di stato Usa Condoleezza Rice, è stato deciso dal governo di Ehud Olmert nel tentativo di rafforzare la posizione di Abu Mazen. Si attende nella giornata di lunedì la visita in Israele proprio della Rice. Tra i rilasciati c’è anche il prigioniero palestinese detenuto in Israele da più tempo, Said al-Atabeh, 57 anni, del Fronte democratico per la liberazione della Palestina. Atabeh è stato arrestato nel 1977 e condannato all’ergastolo per il coinvolgimento in un attentato che ha ucciso una donna israeliana e ferito decine di persone. La maggioranza dei detenuti liberati fanno riferimento all’area politica di Al Fatah. Secondo la radio militare la liberazione dei detenuti, che si sono impegnati a non ricorrere più in futuro alla violenza contro Israele, è stata influenzata anche dalla imminenza del digiuno islamico del Ramadan.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78345

Agosto 26, 2008 Pubblicato da tiamotd | news week | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Praga e il Pci – Una primavera a Praga

«Sappiate compagni che se compiamo questo passo non potremmo mai più tornare indietro, qualunque cosa accada». Il passo è l’appoggio alle riforme di Alexander Dubcek, e alla stagione del nuovo socialismo cecoslovacco, un «socialismo dal volto umano». Le parole con cui Luigi Longo, segretario del Pci si rivolge ai suoi compagni in una riunione di Direzione del marzo 1968, (come raccontato su l’Unità da Enzo Roggi, il 21 agosto 1988) segnano la svolta: un punto di non ritorno nel rapporto con il movimento comunista internazionale. Un realismo politico che troverà nei giorni seguenti all’invasione e nell’espressione del «grave dissenso» la sua acme. E la sua più difficile affermazione. Il 23 agosto, a circa 48 ore dall’invasione, la Direzione diffonde un documento che chiede il ritiro rapido delle truppe sovietiche dalla Cecoslovacchia, e disegna i contorni di un «nuovo internazionalismo», una nuova concezione dei partiti comunisti occidentali nel processo politico mondiale e «una più avanzata visione del rapporto tra socialismo e democrazia.». È in tale ottica che il Pci, pur non rompendo con l’Urss, cerca la mediazione per mettere fine all’intervento a Praga. E difendere l’operato e le scelte di Dubcek. Il nuovo corso avviato dal segretario slovacco viene letto infatti come «primo progetto di democratizzazione del potere socialista».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78206

Agosto 24, 2008 Pubblicato da tiamotd | news week | , , , , | Ancora nessun commento.